Obietnica


Regia: Anna Kazejak

 

Un gran numero di giovani registi polacchi emergenti ritraggono i propri coetanei, o i propri connazionali più giovani, come ragazzi abbandonati a se stessi dalla società e dai genitori troppo impegnati o troppo immaturi per occuparsi di loro. I risultati di quest’abbandono sono spesso devastanti: nel cinema giovane sono protagonisti madri minorenni che cercano di conciliare la maternità con i propri sogni di ragazzine, giovani misteriosi che sterminano intere famiglie per motivi non noti o che sviluppano una misteriosa dipendenza per la “Sala dei suicidi”, ragazzi omosessuali che non hanno il coraggio di dire la verità ai propri genitori o a chi sta loro intorno, che si uccidono o vengono picchiati per strada da teppisti.

 

In questo filone si colloca Obietnica di Anna Kazejak: Lila è una ragazza apparentemente normale, con l’espressione sempre arrabbiata che siamo abituati a vedere sul volto di un’adolescente. Lei e il suo fidanzatino, Janek, sembrano la coppia perfetta, lei bellissima, lui suona nel gruppo rock della scuola, e stanno per partire insieme alla famiglia di lui per le vacanze.

 

La madre di Lila si è separata da suo padre, che è andato a vivere in Svezia con un’altra donna e ora ha altri figli. Lila soffre molto per la mancanza di questa figura, che però vede ancora idealizzata come quando era bambina. In realtà, infatti, lui è davvero poco presente, mentre il nuovo compagno della madre, sebbene molto più giovane, cerca come può di compensare questa mancanza e di tenere insieme le redini della famiglia.

 

Presto capiamo che la rabbia di Lila ha un motivo ben preciso: è convinta che Janek l’abbia tradita con una provocante compagna di scuola, Malwina. Vorrebbe che tornasse tutto come prima, e anche lo stesso Janek, che la ama, non vuole assolutamente perderla. Ed è così che lei gli strappa una promessa: lui si dovrà liberare di lei. Se Lila non la vedrà più, forse allora tutto tornerà al suo posto.

 

Non specifica chiaramente cosa intende per “liberarsi di lei”, ma è determinata a ottenere il suo obiettivo. Durante una notte accompagnata da fumo e alchool sulle spiagge intorno a Stettino, Malwina scompare, e viene successivamente trovata uccisa sulla spiaggia.

 

Il potere dell’”effetto Becket”. Janek viene arrestato e Lila cancella dal computer e dal cellulare tutte le tracce delle sue conversazioni riguardo a Malwina, ma viene arrestata anche lei. Durante gli interrogatori emerge che tra Janek e Malwina c’è stato solo un bacio, e questo suscita il sorriso del poliziotto che, incredulo, le chiede: “E tutto questo, solo per un bacio?” scandendo forse la battuta più densa di significato e che più dà da pensare di tutto il film.

 

Lila non sa se dire la verità, raccontando della promessa che aveva spinto Janek a fare o se lasciarlo al suo destino, e salvarsi. Chiede consiglio a suo padre, giunto appositamente dalla Svezia e interpretato da un freddo Andrzej Chyra più simile a quello di Dług che a quello di W imię. Lui le fa capire tra le righe che la cosa migliore è che si salvi la vita. Così lei esce di prigione, aggrappandosi al fatto che potrà fuggire da tutto, perché suo padre sicuramente se la porterà via con sé. Ma lui non ha alcuna intenzione di accollarsi questo problema, che lascia volentieri in mano alla madre di Lila e al suo compagno: quando Lila arriva a casa il padre se ne è tornato in Svezia.

 

Obietnica è un film doloroso, ma di alto valore artistico. La recitazione della poco più che ventenne Elisa Rycembel, la protagonista, è davvero notevole, la fotografia e la regia impeccabili, toccante il piccolo ma incisivo e tragico ruolo di Jowita Budzik nei panni della madre di Janek e ottimo Dawid Ogrodnik nel ruolo del padre adottivo di Lila, soprattutto al momento della rissa con il suo vero padre.

 

La cosa che rimane da spiegare è questa tendenza del cinema giovane in Polonia, che descrive queste situazioni sociali estreme che sembrerebbero denunciare un problema di fondo. Ma si nasconderà davvero qualcosa di oscuro sotto l’aspetto perfettamente civile, pulito e “per bene” dei giovani che si incontrano per strada in Polonia?