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CHARLES VALENTIN ALKAN

Alkan è morto, ha dovuto morire per provare la sua esistenza

Charles Valentin Alkan (1813-1888)

“Alkan è morto, ha dovuto morire per provare la sua esistenza”, recita un discusso necrologio accreditato al giornale “Le Ménéstrel” ma la frase attribuita al grande compositore francese morto a Parigi nel 1888, forse può valere anche per l'Ingegner Augusto Filippesi, titolare della azienda omonima a Torino ritrovato cadavere in riva al Po il primo gennaio 2013 dopo una festa di capodanno trascorsa fino alle quattro di mattina all'Unione Industriale.

da Il dono di Enrico Faraoni, Inedito, 2013

 

 

Charles Valentin Alkan è un compositore francese, pianista ed esecutore virtuoso di famiglia ebrea praticante. Nel cuore dell’800 frequenta i salotti parigini, è amico, tra gli altri, di Chopin, Liszt, Victor Hugo e George Sand. Dotato di indubbio talento musicale e di una non comune cultura (parla fluentemente in ebraico e greco e lavora a lungo a una nuova traduzione della Bibbia in francese), è tra i primi compositori ad introdurre nella musica colta melodie ebraiche.

 

A Charles Valentin Alkan non è bastato morire per provare di essere vissuto, perché, purtroppo, dopo la sua morte è stato praticamente dimenticato.

 

Le prime registrazioni delle sue opere avvengono solo nella seconda metà del XX secolo, grazie al lavoro dei pianisti e compositori Raymond Lewenthal e Ronald Smith. Forse proprio a causa di questa tarda riscoperta, al fine di “incuriosire” il pubblico, intorno alla vita e alla personalità eccentrica di Alkan sono stati creati i più svariati miti: pare, ad esempio, che per la sua Marcia funebre per la morte di un pappagallo si sia ispirato al fatto che il suo figlio illegittimo convivesse con scimmie e volatili di ogni genere nel proprio appartamento parigino. Quest'ultimo, infatti, non era altri che il pianista Elie Miriam Delaborde (1839-1913), che secondo alcune voci arrivò nel 1870 a Londra come profugo della guerra Franco-Prussiana con un seguito di ben 121 pappagalli.

C.V.Alkan - Marcia funebre
per la morte di un pappagallo

C.V.Alkan - Scherzo diabolico
Op.39 no.3 - Jack Gibbons

C.V.Alkan - Favola di Esopo
Jack Gibbons

 

E’ proprio questo lavoro, composto nel 1859, che più di altri mette in evidenza come l’autore, dotato di enorme erudizione sui più svariati argomenti, fosse anche dotato di un incredibile senso dello humor e come abbia saputo trasferirlo sapientemente nella scrittura musicale. Infatti questa partitura per una composizione quanto meno bizzarra di tre oboi, fagotto, organo e coro è un’intelligente quanto spiritosa parodia de La gazza ladra di Rossini, il quale aveva una conclamata affinità con i pappagalli.

 

La morte di Alkan, avvolta anch’essa in un’aura di leggenda, sembra sia stata causata dalla caduta di una libreria su cui era riposta una pesante edizione del Talmud, ma probabilmente è solo uno dei famosi miti di cui si è già parlato: del resto quando si tratta di Alkan - così come disse una volta il pianista Oscar Levant a proposito di George Gershwin - persino le fandonie sono distorte.

 

Ecco il Libretto della Marcia funebre per la morte di un pappagallo:

 

As-tu déjeuné, Jaco?

Et de quoi?

Ah!

 

Fonti e approfondimenti:

www.alkansociety.org

www.jackgibbons.com

www.allmusic.com