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IL CINEAMATORE - IL SITO DEL CINEMA ZUTA
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ARCHIVIO EVENTI DEL CINEMA ZUTA

La documentazione raccolta dal Professor Algo per i nostri eventi al Cinema Zuta

Evento 1 del 26 febbraio 2017

 

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L'ascolto musicale:

 

Passacaglia per violino solo di Heinrich Ignaz Franz von Biber del 1676.

- Prima versione: Da Biber, Sacred and Profane, Reinhard Goebel, 2013.

- Prima versione: Da Biber Violin Sonatas; Nisi Dominus; Passacaglia, Monica Huggett, 2001.

 

Due aggettivi e un verbo sull'ascolto musicale:

- 1) Vivaldiano, virtuosistico, circoondare. 2) Intimista, Colorato-Delicato, Personale (non è un verbo)

- Sperimentale, celeste, camminare

- 1) Perfetto, virtuosistico, pungere. 2) Morbido, isolato, appassionare

 

Gli "Otto punti":

 

La tradizione dei bigliettini continua! I partecipanti possono scrivere su bigliettini di carta in modo anonimo le proprie impressioni a caldo sui film visti. I commenti vengono raccolti, messi in una scatola letti durante la cena. Il gioco prevede anche che si indovini l'autore di ogni bigliettino. Il testo dei bigliettini è riportato qui sotto.

 

 

 

 

 

 

 

La jetée

 

1) Emozionante ritrovare le origini di qualcosa che ami. Poetico, toccante, geniale. Un insolito modo di raccontare che si rivel coinvolgente e ROSSO

2) Bello, non me lo aspettavo. Pensavo sarebbe stato palloso. Mi sono piaciute molto le immagini di loro insieme. Una era molto erotica.

3) Un montaggio di immagini spiegato dal dialogo di sottofondo che lega lo spettatore ad un continuum unico. Antesignano di molti film moderni, vi si possono ricondurre diversi parallelismi e somiglianze con opere più note

4) "Nulla distingue i ricordi tra loro; solo più tardi si faranno riconoscere per le loro cicatrici". Installazione/opera d'arte molto bella e accattivante eppure intelligente. Decisamente un capolavoro troppo poco conosciuto.

5) Raccontare con immagini ferme, in bianco e nero: sembra il contrario di un film d'azione, ma nonostante questo è incredibilmente pieno di suspence. Bellissimo anche il suono, soprattutto il "tappeto sonoro" degli scienziati che sussurrano in una lingua che probabilmente è tedesco che fa venire in mente quando da piccoli si andava a dormire e si sentivano i rumori degli adulti nell'altra stanza

 

L'esercito delle 12 scimmie

 

1) Bello! Brad Pitt bravissimo, la storia ti prende. E poi c'è anche un orso che è il mio animale preferito.

2) Impressionante la bravura degli attori, molto bello il fatto che Terry Gilliam l'abbia personalizzato con il proprio universo. Il film che trae spunto da La Jetée riesce a rispettare il "mood" originale (con l'utilizzo attento delle musiche) e nel contempo a contaminarlo con il comico/grottesco e "saccente" approccio alla Monty Python

3) Una storia coinvolgente che unisce il futuro del sottosuolo, vissuto in maniera clastrofobica, con il presente del mondo circostante, anche questo descritto con ambientazioni cupe, buie e oniriche, in una storia ben articolata e sviluppata in maniera originale. Emozioni, sentimenti, paure si alternano nei personaggi e nelle ambientazioni. La realtà non è mai patinata, accadono le cose più efferate e anche quel poco di sentimento positivo che appare non è immune dalla sporcizia e dal buio del mondo che lo circonda.

4) C'è una tensione in questo film che ti cattura all'inizio e non ti molla più. La scenografia è indimenticabile, gli attori perfetti, la storia ben strutturata, la musica coraggiosa. In più è spiritoso. Non so se si è capito, ma è uno dei miei film preferiti.

5) La regia di un ex Monty Python si vede nell'ironia che traspare di continuo: la convinzione di aver lanciato l'idea dell'epidemia nella testa di Jeffrey, l'alternanza tra loro due: lei che prima pensa sia tutto frutto della follia di lui, poi quando comincia a credergli, lui si convince di essere pazzo. Eclatante la cinefilia: Hitchcock e la storia del tronco, la stessa origine Markeriana del film e la scritta Chris sulla maglietta

 

Partecipanti: Francesco, Marta, Lilia, Mauro, Paolo.

 

Evento 2 del 12 marzo 2017

 

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Leggi Arriaga vs Iñárritu: Sceneggiatore vs Regista: la recensione di The burning plain sul sito del Cinema Zuta.

 

L'ascolto musicale:

 

Spot della TIM 2017

Mojo radio Gang

Matilda

Booty swing

Demon dance

All night

 

Gli "Otto punti":

 

La tradizione dei bigliettini continua! I partecipanti possono scrivere su bigliettini di carta in modo anonimo le proprie impressioni a caldo sui film visti. I commenti vengono raccolti, messi in una scatola letti durante la cena. Il gioco prevede anche che si indovini l'autore di ogni bigliettino. Il testo dei bigliettini è riportato qui sotto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

The burning plain

 

1) Rivisto dopo tanti anni non mi convinceva, poi, invece, sì. Panorami e fotografia meravigliosi, ma anche i primi piani, intensissimi. Raccontato con grande maestria: maestria registica, non solo da sceneggiatore. La cronologia sconnessa non è solo un gioco, ma un modo per spiegare al momento giusto le motivazioni dei personaggi, per far immedesimare lo spettatore.

2) L'America dei motel dei pick up polverosi dei luoghi in mezzo al nulla è ritratta con molta efficaciae intensità. Splendidi anche i primi piani delle protagoniste. La storia nello stile di Arriaga è frantumata e raccontata con frequenti balzi da una personaggio all'altro e tra passato e presente. Unico neo il registro melodrammatico un po' troppo insistente e monocorde. Proprio per questo il lieto fine giunge bene accetto.

3) Narrazione molto coinvolgente, grazie all'ottima sceneggiatura lo sguardo del regista cattura, emoziona e contribuisce a coinvolgere.

4) Partiamo dalle cose negative: la sequenza in cui il marito della moglie (Kim Basinger) la "rifiuta" a causa della sua "cicatrice". Il resto è perfetto. La sceneggiatura è inattaccabile, logica ferrea eppure calda e "umana". La fotografia ottima e anche le scelte di montaggio perfette. Forse leggermente banale la metafora dei ricordi "importanti" (che lasciano il segno) visti come cicatrici, ma glielo perdoniamo...

5) La storia crea molta empatia con i personaggi soprattutto con quello di Jennifer Lawrence/Charlize Theron che risulta essere il principale. I frequenti salti dal passato al presente non pregiudicano la comprensione della vicenda, grazie all'abilità del montaggio. Bellissima la fotografia, sia nelle vedute paesaggistiche che nei primi piani dei personaggi.

 

Partecipanti: Francesco, Marta, Lilia, Mauro, Enrico.

 

Evento 3 del 2 aprile 2017 - COMPLEANNO DEL CINEMA ZUTA

 

 

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Indovina il film (Preparato da Enrico)

 

Ecco i risultati del concorso Indovina il film: Il primo bigliettino contiene le soluzioni, i successivi sono quelli compilati dai concorrenti. Ecco la classifica:

- I: Cane con 37 punti

- II: Occhiali con 33 punti

- III: 3 con 17 punti

- IV: Uovo con 14 punti

- V: Bianco con 12 punti

- VI: Fiore con 1 punto

 

 

Gli "Otto punti":

 

La tradizione dei bigliettini continua! I partecipanti possono scrivere su bigliettini di carta in modo anonimo le proprie impressioni a caldo sui film visti. I commenti vengono raccolti, messi in una scatola letti durante la cena. Il gioco prevede anche che si indovini l'autore di ogni bigliettino. Il testo dei bigliettini è riportato qui sotto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il raggio verde

 

1) Un personaggio che apparentemente è in continua ricerca di qualcosa, ma che in realtà rifiuta tutto. Il montaggio e le luci sono esattamente il contrario di quello che a me piace. Gli attori, a causa del montaggio inesistente e della telecamera fissa, sono innaturali e a tratti forzati. L'argomento frivolo non fa di questo film una commedia, lo lascia appeso lì in un limbo, un incrocio tra un fiml di vacanze e amori estivi e qualcos'altro di indefinibile. Colori e stili lo rendono alquanto demodé. Forse è il film di qualcuno che di solito è molto impegnato e qui cerca di "abbassarsi" alla gente comune?

2) Ho fatto fatica, al inizio, a seguire il film, perché la protagonista era, per me, troppo antipatica. Ambiente piccolo borghese, fastidioso. Dialoghi molto naturali. Alla fine del film, la protagonista è diventata più naturale, e sembrava che sua ricerca di essere autentica, e di cercare relazione autentica ha fatto diventare più digeribile.

3) Cinema autoriale che esprime tramite il linguaggio, la sceneggiatura, e le ambientazioni una storia di profonda solitudine con la LEGGEREZZA tipica delle storie e degli interpreti ROHMERIANI. Nostalgia degli anni '80 in cui la normalità della società e delle persone rendeva credibile e straordinaria la normalità. La ricerca del RAGGIO VERDE dona un tocco poetico e fantastico alla fragile emotività della protagonista.

4) Racconto triste sulla realtà delle relazioni umane. La protagonista in antitesi alla sua coetanea svedese non riesce a "buttarsi" nelle relazioni, eppure anche al giorno d'oggi esistono persone di questo tipo, che si sentono avulse dal mondo che le circonda e faticano a trovare il loro posto nel mondo. Ottimi dialoghi.

5) Girato come un documentario. La freddezza dello sguardo della camera si contrappone all'emotività (per usare un eufemismo) della protagonista! Bravissima Stefania Sandrelli nel "Conformista".

6) La prima ora mi sono detta: adesso succede qualcosa. Poi mi sono rilassata, nei dialoghi semplici c'era la nostra società e - in parte - i miei anni tra 16-18, pieni di paura e mani davanti, aspettando il romantico. Ora i tempi sono ben diversi. O no?

 

Partecipanti: Francesco, Marta, Pier, Elena, Krystyna, Michela, Lilia.

 

Evento 4 del 23 aprile 2017

 

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Gli "Otto punti":

 

La tradizione dei bigliettini continua! I partecipanti possono scrivere su bigliettini di carta in modo anonimo le proprie impressioni a caldo sui film visti. I commenti vengono raccolti, messi in una scatola letti durante la cena. Il gioco prevede anche che si indovini l'autore di ogni bigliettino. Il testo dei bigliettini è riportato qui sotto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Eterno ritorno: provini

 

1) Un film a scatole cinesi, tutto girato in interni. Da un ambiente (sempre un po' sovraccarico e barocco) si passa ad un altro con attori e attrici che si alternano ma ripetono sempre gli stessi dialoghi, solo con sfumature diverse. Una recitazione "al quadrato" di attori che giocano a fare gli attori. Poi coerentemente col titolo si scopre che sono tutti provini di un film incompiuto di un regista morto. L'effetto è un po' claustrofobico ma intrigante. A ritornare incessantemente non sono solo i dialoghi ma anche gli oggetti, i quadri, le notizie al telegiornale. Un girotondo che, in fondo, è quello dell'esistenza umana.

2) Quando è iniziato il film, alla 3a o 4a ripetizione, ho pensato che questo film non solo racchiudeva in se stesso tantissimi film, ma che in qualche modo rappresenta il mondo intero, in cui, nonostante tutte le diverse sfumature, tutti vivono esperienze simili, ma pensano di essere gli unici ad averle! Bellissimi gli interni, i nodi che non si sciolgono e la cantilena dei personaggi. Bravissimi gli attori.

3) Innanzi tutto la recitazione: si recita sia nei fiml che nella vita, ma in questa si è decisamente più goffi. Poi la variazione sul tema presa in prestito dalla musica che mette in evidenza come cambiano i volti, cambiano le età, ma non cambiano le situazioni: banale ma vero! Forse qui, con un'acrobazia, si può cercare il riferimento del titolo a Nietzche: "Umano, troppo umano". Questo per rimanere nel mood del film, tanto caro alla Muratova e a chi scrive, mood del "gioco"

4) Film sorprendente, veramente sembra che non è un film. Un teatro. Prove di teatro. In un certo momento mi sembrava di partecipare alle prove e mi chiedevo che senso ha, a farci vedere queste scene. Alla fine non so se ho capito, ma riportarci nel cinismo dei due giovani mi ha fatto tornare da una altro mondo e un altro tempo

5) E' un film geniale. Le immagini sono bellissime e poi viene da pensare che la stessa cosa non e' mai la stessa cosa. Nel mio caso, poi, c'è stato un doppio eterno ritorno

6) E'un gioco. Una trasformazione come fanno i bambini che prendono un pezzo di stoffa e diventa una nuvola, ma anche un gioco vertiginoso, come quando ripetono all'infinito una frase o girano in tondo fino a quando cadono a terra

7) Trovo questa riflessione su cosa sia il cinema difficile da comprendere, curioso nella sua idea che una ripetizione continua, mai uguale, possa creare una storia unica dove cercare elementi attigui o differenze. Non so dire se il film mi sia piaciuto. Mi ha affascinato l'idea, però, di vedere confusi elementi che appartengono ad alcune scene con quelli delle scene precedenti o quelle successive. Che lo scopo del cinema sia quello di confondere lo spettatore? Di trarlo in inganno e fargli credere cose non vere e che la finzione sia la realtà? Non so dire se il film mi sia piaciuto, penso debba essere rivisto perché quello che a prima vista può sembrare un ragno a ben vedere potrebbe essere una macchia sul muro

 

Partecipanti: Francesco, Marta, Lilia, Mauro, Enrico, Paolo, Krystyna, Michela.

 

Evento 5 del 7 maggio 2017

 

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Gli "Otto punti":

 

La tradizione dei bigliettini continua! I partecipanti possono scrivere su bigliettini di carta in modo anonimo le proprie impressioni a caldo sui film visti. I commenti vengono raccolti, messi in una scatola letti durante la cena. Il gioco prevede anche che si indovini l'autore di ogni bigliettino. Il testo dei bigliettini è riportato qui sotto.

 

 

 

 

 

 

 

Fifteen million merits

 

1) Le pareti-video sono estremamente fantasiose e il personaggio principale cerca sinceramente una via per uscire dall'incubo di una società iper-tecnologica completamente disumanizzata. Ma si scontra con un sistema che fagocita anche gli ultimi residui di umanità, e la sua generosità nei confronti della giovane cantante non porta a nessun risultato, com senza speranza subito dopo è la sua sincera ribellione. Molto gradevole per le immagini e le musiche, inquietante il messaggio.

2) Questo formato conferisce alla storia la forza di un apologo accattivante: la cornice tecnologica; la storia in sè non è particolarmente originale ma è raccontata bene e valorizzata dai riferimenti alla tecnologia.

3) Un "X factor" esasperato e angosciante non così lontano dalla realtà attuale. Serie molto interessante che non conoscevo.

4) Una favola distopica dove l'umanità è divisa tra un esercito di "pedalatori" e un ristretto gruppo di uomini e donne di spettacolo che vive sulle spalle dei primi. Iper-tecnologia che produce solo alienazione e isolamento. TUtto ciò che è puro e spontaneo viene fagocitato e insozzato. Molti richiami orwelliania a cominciare dalle pareti-video che non si possono spegnere. Visivamente molto gradevole, con anche un pizzico di humor per "ammorbidire" la distopia.

5) Sembra tanto iperbolico, ma in realtà a ben vedere non è così diverso dal nostro mondo. Il pagare per non vedere le pubblicità somiglia tanto alla pay tv o al "remove ads" sugli e-book reader e sulle applicazioni, e non credo ci siano dubbi che il nostro mondo lo vediamo sempre di più attraverso schermi di tutti i generi. E poi la mercificazione di ogni cosa, e il premio per l'originalità a qualunque costo; e anche che è arrivato, alla fine, vive in un mondo falso come tutti gli altri, solo in una "cella" più grande delle altre. Bellissimi audio e fotografia, soprattutto i colori.

6) Installazione artistica simpatica. Molto piacevole esteticamente anche se piuttosto banale nei contenuti.

 

Crash

 

1) Una straordinaria visione del rapporto tra essere umano e macchina. Le macchine (forse non solo le automobili) sono l'evoluzione dei nostri corpi, i nostri corpi si modellano sulle macchine, il traffico è il nostro destino.

2) Freddo della forma di vita uomo/macchina che è solo finto: Ballard/Cronenberg esplora l'evoluzione dell'essere umano che con i suoi "prolungamenti" tecnologici non è poi in realtà meno umano. Rimane comunque legato alle pulsioni di sempre: quelle di vita e quelle di morte: entrambe passano attraverso il sesso. La visione ottimistica, sopra presentata, credo appartenga più a Cronenberg (più consapevole nel 1996 del futuro che Ballard disegnava nel 1973) che a Ballard.

3) Una corrente autodistruttiva percorre tutto il film, al cui centro c'è l'ossessione del fotografo e medico Vaughan per gli incidenti stradali e i corpi umani vittime di tali incidenti. Nel suo "giro" finisce anche il protagonista, James appunto reduce da un incidente. L'ossessione a quel punto è collettiva e anche il sesso tra le ex-vittime (tra cui una "bionica" Rosanne Arquette) è continuo e senza limiti. Forse una metafora della società moderna avviata sia a sostituire la macchina all'uomo sia a "meccanizzare" l'essere umano. Il film, però, per quanto efficace, è un po' viziato da una eccessiva ripetitività di scene e situazioni.

4) Film che può disturbare per le immagini forti. Personaggi con perversioni morbose legate al rapporto con la macchina, quasi come se ad ogni incidente corrispondesse una perversione/desiderio sessuale. Film girato 20 anni fa che riesce a rappresentare come potrebbe essere uno scenario futuro.

5) Bellissimo. Qui non è tanto l'uomo a diventare macchina, quanto la lamiera a diventare organica, viva, oggetto di passione e desiderio. Cronenberg non poteva trovare un romanzo più cronenberghiano, nella ricerca sulla compenetrazione tra organico e inorganico. Tutti i personaggi sono, seppur strani, molto umani, con la loro ammirazione quasi infantile per Vaughan. E anche con la loro curiosità malata verso le "storie di sesso" e gli incidenti.

6) C'è una tensione continua in questo film, una specie di vertigine come quando si guarda oltre l'orlo di un precipizio. Ma la cosa sconvolgente è che non è un film su quello che diventeremo ma è un film su quello che già siamo. I nostri corpi e le macchine sono già una cosa sola.

 

Partecipanti: Francesco, Marta, Lilia, Mauro, Enrico, Giusi.

 

Evento 6 del 18 giugno 2017

 

Gli "Otto punti":

 

La tradizione dei bigliettini continua! I partecipanti possono scrivere su bigliettini di carta in modo anonimo le proprie impressioni a caldo sui film visti. I commenti vengono raccolti, messi in una scatola letti durante la cena. Il gioco prevede anche che si indovini l'autore di ogni bigliettino. Il testo dei bigliettini è riportato qui sotto.

 

 

 

 

 

 

 

Treni strettamente sorvegliati

 

1) Mi sono piaciuti i personaggi (con quelle facce anni settanta) la recitazione, avendo letto il libro, non mi ha convinto del tutto

2) Il tono misto di farsa e tragedia, tipico del romanzo, è reso perfettamente dal film. Soprattutto perfetto il protagonista con la sua aria un po' alla Chaplin (a me ha ricordato anche il protagonista de Il posto di Olmi).La colonna sonora piuttosto "scanzonata" contrasta piacevolmente con la drammaticità della storia. Direi che è un film quasi privo di difetti, meritevole dei premi che ha ricevuto.

3) Non ho letto il libro, ascoltato alcune parti. Il clima è carino e gradevole, i protagonisti ancora "spensierati", amano le cose della vita, gli scherzi e l'amore... che poi si trovano a compiere azioni antitedesche, tornando alla realtà che li circonda, quasi una sorta di "eroe per caso"

4) L'atarassia di Milos mi ricorda quella di Buster Keaton e il confronto con The general viene spontaneo. La stazione e i treni che vi passano sono l'universo di Milos in cui la realtà e le poche emozioni che prova sono unite, fuse insieme. Come in The general la guerra è uno dei tanti treni che passa; se The general è un film muto, nel nostro il sonoro rende il registro stilistico del libro in maniera precisa e veritiera; l'unico suono che scandisce il tempo nel film è un orologio che con i suoi rintocchi appiattisce qualunque situazione. Il film e il libro scorrono leggeri dove qualunque stato d'ansia o emozione forte scorrono via leggeri.

5) Carino ma perde la potenza della scrittura di Hrabal. Personaggi azzeccatissimi, soprattutto la ragazza "timbrata". le donnine sono di facili cosutumi. Carino vedere due spunti che forse hanno ispirato Skolimowski.

 

Partecipanti: Francesco, Marta, Lilia, Mauro, Enrico, Giusi, Andrea, Paolo.

 

Evento 7 del 23 luglio 2017

 

Durante l'evento abbiamo assistito alla replica di Incidenti e collisioni, la prima puntata di tre incontri che si sono tenuti al Polski Kot qualche settimana fa per presentare il libro di Mauro Descrizione di una città.

Visita la pagina completa relativa agli incontri

 

Dopo cena Mauro ci ha letto qualche brano di Flann O'Brien da Il terzo poliziotto.

 

Gli "Otto punti":

 

La tradizione dei bigliettini continua! I partecipanti possono scrivere su bigliettini di carta in modo anonimo le proprie impressioni a caldo sui film visti. I commenti vengono raccolti, messi in una scatola letti durante la cena. Il gioco prevede anche che si indovini l'autore di ogni bigliettino. Il testo dei bigliettini è riportato qui sotto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Happy Family

 

1) Carino divertente e rilassante, esteticamente molto bello, il premio per la fotografia lo vince la scena in cui l'autore investe la mamma di Filippo in bicicletta. La battuta più bella : "sembri Nelson Mandela". Non mi piace la vecchia con un sacco di cerone: non potevano prendere un'attrice che fosse davvero vecchia?

2) E' un bell'esempio di cinema degli ultimi anni, un omaggio formale alla città di Milano. Un regista che gioca con il cinema come è giusto che sia, sa che fare cinema è giocare e chiede allo spettatore una sola cosa: di immedesimarsi. Questo gli (allo spettatore) permetterà di divertirsi con e al posto del regista

3) Il film mi è piaciuto, anche se non ho capito gran parte delle battute. Mi è piaciuto come il regista abbia gestito la rottura della quarta parete

4) Fabio De Luigi: Bravo, simpatico, divertente. Margherita Buy: bella, intelligente, se stessa- Fabrizio Bentivoglio: Leggero e drammatico, bravissimo attore. Diego Abatantuono: la sua parte, leggero,ironico, divertente. Un film piacevole da guardare con leggerezza.

5) Tra Pirandello e Woody Allen, una commedia gradevole ma un po' troppo fine a se stessa, con troppi vezzi autoriali e citazioni (dalla colonna sonora del "Laureato" alla celeberrima battuta del "Sorpasso" sulla mamma) e soprattutto un "gioco" talmente scoperto che alla lunga risulta stucchevole. Si salva la fotografia (a tratti anche in bianco e nero), la recitazione e alcuni dialoghi particolarmente brillanti. Trama pressoché inesistente (piuttosto curioso, tra l'altro, un primo finale che arriva quando manca ancora una mezz'ora di film).

6) Molto curato dal punto di vista delle immagini. Di ottimo livello la recitazione, con momenti azzeccati e spiritosi. Il rapporto tra autore e personaggi è più l'occasione narrativa che un tema approfondito. Nell'insieme un film gradevole e divertente.

7) Film brillante e ironico, ma non stupido (come altri film italiani che ho visto negli ultimi anni). Espedienti narrativi ben utilizzati. Nel complesso piacevole e divertente. L'unica cosa "negativa" gli attori seppur molto bravi li trovo un po' incastrati nei ruoli che ricoprono sempre nelle altre commedie italiane.

8) Unhappy singolarmente, felici in famiglia. Non me lo aspettavo. Rielaborazione dello stereotipo della famiglia felice dei film b/n (mi viene in mente Frank Capra, spero di non sbagliare), in chiave puramente funzionale alla trama?

9) Il film utilizza il registro della commedia all'italiana in maniera non troppo efficace; prova, con scarso successo, a dare anche un tono serio (come da copione) all'intreccio. Della serie "si ride ma si affrontano temi seri", magari dando anche risposte più convincenti che in film di registi più impegnati. Il film non può essere ridotto a un gioco con la forma (che Salvatores fa bene ma neanche benissimo), il film deve sapere miscelare con delicatezza contenuto e forma, e la seconda non può essere se non a sostegno del primo. Qui manca l'originalità del contenuto e c'è una buona forma che non supporta nulla.

10) Jako lijep i zabavan film. Dopo il mediterraneo e il film di Salvatores che mi ha divertita di più. Il cast è fantastico. Secondo me, Abatantuono rende al massimo nei film di Salvatores. Mi dispiace, ma la Buy non la reggo!!!

11) Mi è piaciuto. E' ironico e recitato molto bene. Si vede che il regista si è divertito e ci ha fatto divertire.

 

Partecipanti: Francesco, Marta, Lilia, Mauro, Enrico, Paolo, Alice, Valentina, Laura, Nevia.

 

Evento 8 del 29 ottobre 2017

 

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L'ascolto musicale:

 

Non poteva mancare un bell'ascolto musicale dedicato agli ultimi 4 (fino ad ora) classificati dell'attesissmo concorso Professor Algo's Mood!

Actus Tragicus
di J.S. Bach, 1707.

This Must Be the Place
dei Talking Heads, 1983

Relax di Frankie goes
to Hollywood, 1984

Viola di Francesco Guerri
2013

 

 

Gli "Otto punti":

 

La tradizione dei bigliettini continua! I partecipanti possono scrivere su bigliettini di carta in modo anonimo le proprie impressioni a caldo sui film visti. I commenti vengono raccolti, messi in una scatola letti durante la cena. Il gioco prevede anche che si indovini l'autore di ogni bigliettino. Il testo dei bigliettini è riportato qui sotto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Passione

 

1) Bella carrellata di generi musicali nei quali si declina in modi sempre diversi la musica napoletana. Omaggio alla cittàcon tanto di fuochi d'artificio in bianco e nero. Turturro un mito! Bello il ritmo di "Come t'ha fatto mammeta o' saccio megli'e te". Carini gli inserti di repertorio!

2) Bello, privo di retorica e commovente. Un viaggio attraverso una città misteriosa in compagnia di artisti straordinari.

3) John Turturro diventa Giuà per raccontarci Napoli con simpatia e freschezza. L'autentica passione per la musica. Bravi.

4) Una sorpresa: bella musica, grandi interpreti, bella regia.

5) Film che non è per nulla retorico.Turturro è bravissimo anche come interprete. Musica molto ricercata e sofistica(ta). Bravissima Pietra Montecorvino e bravissimo Gennaro Cosmo Parlato.

 

Partecipanti: Francesco, Marta, Mauro, Daniele, Daniela.

 

Evento 9 del 12 novembre 2017

 

Gli "Otto punti":

 

La tradizione dei bigliettini continua! I partecipanti possono scrivere su bigliettini di carta in modo anonimo le proprie impressioni a caldo sui film visti. I commenti vengono raccolti, messi in una scatola letti durante la cena. Il gioco prevede anche che si indovini l'autore di ogni bigliettino. Il testo dei bigliettini è riportato qui sotto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Powidoki

 

1) Attraverso la vicenda emblematica di un pittore di altissimo livello e in più gravemente invalido, il film mostra tutta la "disumanità" del comunismo (e della sua ferrea logica) ritratto nei suoi anni più bui. Alcuni caratteri risultano forse un po' troppo stilizzati (ad esempio i burocrati di partito, alti o bassi che siano) ma non tolgono efficacia al film, che si avvale anche di forti metafore visive (l'"alluvione" di rosso, lo squarcio nel ritratto di Stalin e soprattutto la "lotta" finale con i manichini)

2) La tragica vicenda di un pittore polacco perseguitato dal comunismo è raccontata con rigore senza eccedere in sentimentalismi ma lasciando parlare i fatti. Bravi gli interpreti, soprattutto la bambina la cui "infanzia negata" rappresenta forse uno dei tratti più drammatici della storia.

3) Powidoki (spero sia scritto giusto) è il mio primo film di Wajda, ritengo. Guardandolo non ho pensato ad un film sull'arte, sul significato che l'arte ha nel mondo, sul suo valore, sul ruolo che essa ha nella società e nel mondo, ma ho pensato ad un film sulla vita, sull'attualità dei temi trattati, ad esempio l'estirpazione dell'arte non conforme alla società, sulla passione e la determinazione nel perseguire le proprie convinzioni e nell'inseguire il proprio disegno di libertà. E inevitabilmente ARTE e VITA si fondono insieme per creare CULTURA. Le immagini residue fanno parte della nostra vita? Siamo in grado di recepirle? E se riusciamo a dare sufficiente spazio a queste? Non saprei...

4) La sequenza in cui entrano gli operatori per smantellare la Sala Neoplastica, prendono le sedie ed escono chiude con eleganza senza pari un ciclo di sessant'anni di cinema di Wajda iniziato con la sequenza di Cenere e diamanti in cui si allestisce la sala per la cena di fine anno. Magistrali gli attori, anche la figlia di Zamachowski è molto brava.

5) Bellissimo film, attori bravissimi e anche la fotografia (Edelman). Wajda è sempre Wajda. L'ho trovato, in alcuni casi, un po' brusco, ma forse è proprio così che deve essere. Ad esempio la scena iniziale, quando arriva la "varsaviana" e Strzeminski inizia subito a parlare di arte. Dialoghi asciutti, mai superflui, auto citazioni (braccio che dondola sopra Strzeminski, la scena più Wajdiana, e poi la statua de L'Uomo di Marmo. Bravissimo l'attore che fa Julian Przybos.

 

Partecipanti: Francesco, Marta, Silvia, Julia, Lilia, Mauro, Enrico, Giusi, Paolo, Nevia.

 

Evento 10 del 26 novembre 2017

 

Gli "Otto punti":

 

La tradizione dei bigliettini continua! I partecipanti possono scrivere su bigliettini di carta in modo anonimo le proprie impressioni a caldo sui film visti. I commenti vengono raccolti, messi in una scatola letti durante la cena. Il gioco prevede anche che si indovini l'autore di ogni bigliettino. Il testo dei bigliettini è riportato qui sotto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pierrot Lunaire

 

1) Per me il cinema dovrebbe essere fatto soprattutto in questo modo. Non tanto per la storia ma per la capacità del regista di riuscire a coniugare, sovrapporre, incastrare, stupire con elementi filmici, teatrali, musicali, messi insieme appunto. Secondo me LaBruce ha la capacità, la visione di incatenare geometrie differenti costruendo un linguaggio filmico che emozioni anche per questo scopo. Certo, la strada è ardua per giungere alla perfezione, la sceneggiatura era di difficile gestione. Eppure la chiarezza e l'immediatezza di quello che compariva sullo schermo è stata di grande fascino, vedere, constatare, ammirare che unire più linguaggi espressivi porta a un bel risultato visivo è stato motivo di soddisfazione per me.

2) Che stile! Qui non è questione di essere capaci con la fotografia, con la colonna sonora, con i dialoghi, con il soggetto, ma è la sintesi che è perfetta. Evviva Bruce LaBruce!

3) Più lo vedo e più mi piace, alcuni tocchi geniali, alcune sovrapposizioni e accostamenti che fanno sembrare il film un quadro cubista. Sarebbe bello studiarsi gli accostamenti tra i versi del Pierrot Lunaire e le immagini della storia d'amore tra Pierrot e Colombine.

4) Molto particolare, certe volte sembra un incubo. Mi domando se il regista sia a piede libero

5) Bizzarro e originale, a volte straniante (Per via dei diversi piani in cui è strutturata la storia: titoli, sottotitoli del poema cantato, la trama tra i protagonisti, il recital cabarettistico della protagonista). Bella la fotografia in bianco/nero con l'uso di colori nelle scene importanti. Alcune scene un po' eccessive: fallocentriche!

6) Potente e sconcertante. Notevole la struttura ironica del testo che mette in relazione la storia

 

Dies Irae

 

1) Nella grande arte della cucina le ricette più difficili sono quelle più semplici con pochi ingredienti sapientemente maneggiati. E così è questo film. Pochi ma eccellenti attori, un bianco e nero pulito e ordinato che fondono insieme tutti gli elementi visivi, una luce perfettamente dosata che fa da contrappunto ai profondi neri presenti in campo e non solo, costumi, recitazione, fotografia. Nulla da dire, cosa manca? Forse una ricetta perfetta deve anche saper osare per non rischiare di rimanere troppo uguale nel tempo, per non stufare, per non annoiare. Non so, la perfezione in questo film è quasi al limite; e in certi frangenti quasi mi sono annoiato. Probabilmente sono io che non sono più adatto a vedere questi film. Eppure, quando ero più giovane, ne ero goloso.

2) Mi piacciono i vecchi film in bianco/nero, a prescindere. Bravissime le attrici, soprattutto la "strega" Marta finita sul rogo. Molto intensa la sua recitazione da innocente e disperata, infine rassegnata, ma non vendicativa nei confronti di Anna. Esattamente quello che ha fatto la suocera, un personaggio gelido e inquietante. Infine, i due personaggi maschili, padre e figlio, deboli e indecisi

3) Un capolavoro caratterizzato da una tensione ininterrotta e da una recitazione straordinaria

4) Molto bello, bravissima la moglie. Una trama semplice ma raccontata con grande abilità.

5) Siamo quasi ai livelli delle arti superiori. Nonostante sia cinema è davvero valido sul fronte di: STILE, INTELLIGENZA E SGUARDO DEL REGISTA, CAPACITA' DI COINVOLGIMENTO

6) Bellissimo, bianco e nero patinatissimo, luce fiamminga senza colori. Attori meravigliosi, anche il modo di affrontare il tema. Bellissima l'ambigietà dell'attrice, che a volte ha gli occhi "innocenti e puri" e a volte "che bruciano". Bellissimo e credibile il personaggio della strega anziana

 

Partecipanti: Francesco, Marta, Lilia, Mauro, Paolo, Nevia.

 

Evento 11 del 16 dicembre 2017

 

Gli "Otto punti":

 

La tradizione dei bigliettini continua! I partecipanti possono scrivere su bigliettini di carta in modo anonimo le proprie impressioni a caldo sui film visti. I commenti vengono raccolti, messi in una scatola letti durante la cena. Il gioco prevede anche che si indovini l'autore di ogni bigliettino. Il testo dei bigliettini è riportato qui sotto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Madre Giovanna degli angeli

 

1) L'inquadratura iniziale di questo film mi ha fatto pensare a un quadro di Salvador Dalì, di cui non ricordo il titolo purtroppo dove Gesù sulla croce è visto da una prospettiva dall'alto. Il protagonista è steso per terra, che prega, come se fosse in croce, ma ci dà la schiena. Questa prospettiva insieme al movimento della macchina da presa dinamica, come se fosse la macchina stessa parte della scena, mi hanno fatto immaginare ad un impronta di una visione diversa, non consueta. A riprova di questo i personaggi che vestono di bianco non sono chiari, come quelli vestiti di nero non sono propriamente scuri. I travasi di chiari e scuri da un personaggio all'altro fanno pensare. Se mi è piaciuto il film? Non saprei.

2) Una fotografia diabolica.

3) Film instenso, che coinvolge lo spettatore, tocca emotivamente e sollecita a pensare il tema del male. La fotografia è stupenda e lascia allo spettatore alcune immagini molto belle. La meditazione sul male non è però sviluppata in modo sufficiente e lascia un lieve disappunto, come un'occasione mancata.

4) Molto belle le immagini, il bianco e nero è molto adatto alla storia. Non tutti i passaggi della storia sono chiari.

5) Mi sono perso. Tra suore derviscie danzanti e roteanti, preti penitenti e indiavolati, suorine tutte uguali. Ho perso la nostalgia dei polacchi per la religione.

6) Bella la fotografia e l'ambientazione, l'atmosfera angosciante mi ha fatto pensare che Polanski, quando ha girato Macbeth, avesse bene in mente questo film: l'attesa continua di una catastrofe incombente e l'uccisione di innocenti che dormono. Bello il rabbino uguale al prete e bravissima l'attrice.

7) Dopo 10 minuti mi sono addormentata e non sono riuscita a riprendere il filo della storia... cmq, cupo, angoscioso, l'eterno dramma del peccato e della colpa, senza possibilità di redenzione. Troppo "cattolico" per i miei gusti...

8) Ho ripensato al film che abbiamo visto insieme allo Zuta. l'ho rivalutato. Sono partito dalla fine, proprio dall'ultimo fotogramma, quello con il primo piano delle campane mute, soggettiva del diavolo. Le campane sono citate due volte dai due guardiani dei cavalli come punto di riferimento per chi si perde. e proprio questi due ragazzi sono i portatori autentici della fede: pregano, si ispirano ai valori cristiani e per questo vengono uccisi dal prete posseduto. La campana muta è la metafora della vittoria del diavolo ed è un'idea ripresa nelle 'onde del destino', con significato opposto ma sempre per chiudere con una soggettiva 'a sorpresa'. Questo è il mio personale omaggio natalizio, un abbraccio cinefilo.

 

Partecipanti: Francesco, Marta, Lilia, Mauro, Paolo, Nevia, Daniele, Daniela.